Dall'help del software di TNE (ZEUS), riporto il chiarimento del CT 81 del CEI in merito al pericolo di esplosione quando si effettua la valutazione del rischio fulminazione.
NOTA 1
Il CT 81 del CEI ha fornito il seguente chiarimento (luglio 2013).
“La condizione c) si ritiene comunque
soddisfatta se la zona pericolosa si trova all’interno di strutture:
• protette con LPS;
• con struttura portante
metallica;
• in c.a. con ferri d’armatura
continui;
• in c.a. gettato in
opera;
purché gli organi di captazione
naturale, impediscano perforazioni o problemi di punto caldo nella zona e gli
impianti interni alla zona, se presenti, siano protetti contro le sovratensioni
al fine di evitare scariche pericolose”.
In fase di analisi
del rischio di una struttura, dunque, è possibile trascurare il pericolo di
esplosione nella quasi totalità dei casi. Infatti, per evitare che il fulmine
possa colpire direttamente la zona pericolosa, non è richiesto un LPS naturale
conforme alla norma CEI EN 62305-3, ma è sufficiente che la struttura abbia uno
“scheletro” metallico. Lo “scheletro” metallico può avere forma qualsiasi ed
essere anche ricoperto di materiale isolante. Inoltre, non è richiesto un numero
minimo di elementi verticali che svolgano la funzione di calata o prescritte
eventuali interdistanze minime tra gli elementi stessi.
In definitiva,
grazie al chiarimento del CT 81, il pericolo di esplosione va preso in
considerazione solo in casi particolari. Ad esempio, se la struttura è
realizzata soltanto in muratura oppure con pannelli prefabbricati sovrapposti
nei quali i ferri del c.a. non sono stati interconnessi.
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